Archives for category: Men In Black

Aguzzate la vista e trovate le differenze tra le due immagini.

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Guarda qui che bello!

Capite ora perché voglio andare all’inferno?
Notate come ogni video inserito su corriere.it sia preceduto dallo spot in cui la Chiesa Cattolica chiede soldi, soldi, soldi. D’altronde i Papa Show costano.

Una città bloccata.

Uno spreco inaudito di denaro.

Uno sguardo gelido e sprezzante verso chi gli tributa scene di isterismo.

Un seguito che non aveva nemmeno Madonna ai tempi d’oro.

Ed è lo stesso uomo che nel 2005 si era presentato così: “…i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore”.

Una vigna da champagne, evidentemente.

“Ma daaai…”.

Provate a far risuonare questa esclamazione nella vostra testa. Allungate molto la a, nasalizzando il suono. E poi immaginatevi la signora che la sta emettendo, con un sorrisino di compatimento sulle labbra, la testa reclinata un po’ all’indietro e gli occhi rivolti al cielo.

Perché così aveva fatto la matura giornalista quando, per rispondere a una sua domanda, le dissi che tra i libri che preferivo c’erano i Vangeli Apocrifi.

Non riesco ancora ad abituarmi alla stupidità umana.

Quella signora così colta era arrivata all’appuntamento in bicicletta No Oil, con i capelli grigio-topo sconvolti dal vento, il gonnellone e le babbucce di feltro (e se qualcuno pensa alla Donna Due di 78.08 ha perfettamente ragione).

Aveva dentro la testa il kit completo del Perfetto Consenziente Integrato (fate l’acronimo da soli), compresa la venerazione per Faber. Idolatria falsa e di maniera. La signora ignorava che De Andrè aveva composto un intero album, La buona novella, ispirandosi ai Vangeli Apocrifi.

Quando glielo feci notare, ebbe la faccia tosta di rispondere: «Sì, ma avrà avuto un atteggiamento ironico…».

I Vangeli Apocrifi, ben diversi da quelli canonici, raccontano le vicende sottolineando gli aspetti più umani dei protagonisti.

Mi colpisce particolarmente la storia dell’anziano carpentiere Giuseppe. Vedovo con svariati figli tra cui uno molto piccolo e spesso impegnato lontano da casa per motivi di lavoro, l’uomo vede crescere le sue preoccupazioni dopo che i sacerdoti del Tempio gli affidano come futura moglie una dodicenne, certa Maria di Gioacchino e Anna. Una figura molto diversa da quella pallida signora avvolta in veli azzurri che ha l’hobby di apparire a visionari con le stigmate e che a Milano in questi giorni stanno usando come sponsor della normalità.

La Sacra Famiglia non era normale. Il clericume si intestardisce a presentarla come la Sunshine Family della Mattel. I quadretti della devozione popolare contengono un aitante Giuseppe, simile a un trentenne degli spot Mercedes, una timorata Maria che ricorda la signora del Dado Star e un Gesù che sembra pubblicizzare pannolini. In realtà era una famiglia allargata, anzi una non-famiglia. Ma se lo si ammettesse finirebbe quel florido commercio di cerimonie, corsi prematrimoniali e luna park con partecipazioni papali.

E con questo post finisce la piccola serie sulla convention delle famiglie o qualunque cosa sia. D’ora in avanti, ignoriamo la cosa.

Pare che a Milano sarà avviato un registro per le coppie di fatto. La Lega Nord si indigna e annuncia un volantinaggio ostile durante l’incontro delle famiglie o quello che è.

Ammiro molto la Lega per la sua coerenza. Sono anni che lotta per difendere la famiglia. Anzi, The Family.

In realtà non è solo la giornata delle famiglie o qualcosa del genere a infastidirmi. È il senso di esagerazione che hanno tutte queste manifestazioni. Dalla festa delle famiglie al gay pride fino alla sfilata dei precari al Primo Maggio è ogni volta lo stesso mettersi in scena, celandosi dietro travestimenti favolistici che vorrebbero invece essere iperrealisti.

Le famiglie sono troppo normali e felici per essere credibili, i gay in parata enfatizzano troppo il lato drag queen per essere reali, i precari truccati da indiani sono troppo circensi per poter essere veri.

A creare la repellenza non è poi solo la propensione allo spettacolo che si respira in simili manifestazioni create a maggiore gloria dei media, ma soprattutto la convinzione che tutti hanno di essere nel giusto.

Invece nessuno ha torto, nessuno ha ragione e tutti hanno entrambe le cose nel contempo. Se solo riuscissimo a celebrarci come individui e non come macchiette che vogliono rappresentare classi, categorie, generazioni, orientamenti con l’unico risultato di consolidare il potere dei mandanti (preti, politici, sindacalisti) a cui di noi non interessa alcunché.

A quanto pare la cosa più difficile è sempre restare una persona.

Invidio il cardinale Scola che ha capito cos’è la normalità. E questo nonostante Egli faccia parte di uno strano gruppo di individui che indossano vesti svolazzanti, predicano la spiritualità, ma hanno la tendenza ad abbuffarsi, implorano la carità e negano funerali e ostie ai divorziati, tengono a freno (o per lo meno cercano) certi istinti naturali.

Una sola domanda: quanti figuranti avranno ingaggiato per riempire la fiera di famiglie all’apparenza “normali”?

In occasione della festa delle famiglie o qualcosa del genere, riesumo un mio vecchio Collateral.

L’ho fatto davvero. Intendo, mandare al prete del mio paese i soldi del Monopoli. E sono anche stato oggetto della sua predica domenicale, destando lo sdegno delle bigotte locali. Ma furono di più coloro che mi fermavano per strada e si complimentavano. Un local hero, insomma.

«Ero appena tornato a casa, avevo trovato parcheggio a un chilometro di distanza, trascinavo le borse della spesa, uscivo da una giornata inconcludente e pioveva. Per finire, nella casella della posta ho trovato una comunicazione della parrocchia locale, comprensiva di busta per le offerte. Allora ne ho fatta un’altra delle mie e in quella busta ho messo i soldi del Monopoli. Una bella banconota vintage da 10.000 lire, una di quelle marrone. Non ambita come le rosse da 50.000, ma più gradita delle noiose verdi da mille o quelle ridicole da cento, azzurre.

L’ho fatto perché quella finta banconota è una parvenza del denaro esattamente come le benedizioni collettive che i sacerdoti tendono sempre più a fare sono una parvenza della benedizione natalizia tradizionale.

Torni a casa e ti trovi nella casella questo elenco di Benedizioni comunitarie, precise negli orari come un palinsesto televisivo. Il sacerdote non viene più da te, a casa tua, con il seguito dei chierichetti, l’aspersorio, qualche chiacchiera personalizzata.

Adesso si organizza la benedizione-charter: tutti in casa di qualche martire che si vota all’infangamento del parquet. O addirittura in cortile: arriva il sacerdote-star che di fronte al pubblico ammassato si sente sotto sotto un po’ come il pontefice quando dalla sua finestra benedice Urbi et orbi.

Solo la pigrizia può giustificare la scelta di eseguire queste benedizioni di massa. Per favore non ci si arrampichi sugli specchi, nascondendosi dietro un finto ecumenismo che vuole «ravvivare i rapporti tra di noi…», come si legge nel foglio che accompagna le date del Benedictio Tour 2009. Sarà forse per mancanza di tempo del sacerdote, troppo impegnato ad aggiornare il sito Internet della parrocchia? O forse è la crisi globale che invita a risparmiare persino sull’acqua benedetta?

Mi domando intanto quale potrà essere il prossimo passo di questa tendenza. Battesimi collettivi nella vasca di qualche condomino con l’idromassaggio su modello di quelli fatti nel Giordano? Matrimoni di massa nel campetto oratoriale come quelli del reverendo Moon? Estreme unzioni per email con santino in attachment? Tutto all’insegna dell’efficientismo religioso su modello industriale: il massimo risultato con il minimo sforzo.

Si potrebbe anche mettere un Benedict-O-Matic all’ingresso delle parrocchie. Un distributore che, inserendo un’offerta, distribuisce il Bless Yourself Kit. Una pratica busta contenente una dose di acqua santa, un paramento in tessuto-non tessuto, una prece stampata in italiano, spagnolo per latinos, tagalog per filippini e arabo per i non pochi maroniti, più un santino a caso. Se ne preveda anche uno rarissimo, modello Pizzaballa, che faccia crescere la febbre tra i collezionisti.

Si capisce quindi che tutto il polverone sollevato su crocefissi, ore di religione e radici cristiane dell’Europa è solo vuota formalità. Alla resa dei conti ci troviamo di fronte una Chiesa che si allontana sempre di più dalle persone, arrivando a considerarle una massa condominiale da aspergere frettolosamente e non come individui con cui avere un dialogo sulla fede e su qualunque altro argomento che induca a porsi degli interrogativi. Si va sempre più verso una Chiesa dogmatica, distante e fredda.

C’era anche un altro motivo che mi ha spinto a donare una finta banconota al sacerdote locale. Ed era l’uso quasi fastidioso del termine famiglia nella lettera d’accompagnamento alla busta, come in ormai ogni altra comunicazione ecclesiastica. Le benedizioni collettive erano spacciate per benedizioni alle famiglie. L’intestazione della lettera recitava Carissime famiglie (dove sarebbe stato meglio un Carissimi fedeli). Tutto in linea con l’attuale tendenza teodem che diffonde un’idea di famiglia solida e sana che non esiste più, come dimostrano i casi della vita reale e gli scandali politico-sessuali.

Io sono uno solo e non sono una famiglia e come me chissà quanti altri cittadini saranno single, vedove, vedovi, divorziati, separati, sedotti e abbandonati… Non meritiamo dunque una benedizione? Non meritiamo di sentire quella che dovrebbe essere la parola affratellante del Cristo? Perfetto. Allora i benedicenti non meritano la mia offerta.»

Inizia a Milano l’incontro delle famiglie o qualcosa del genere, fortemente sponsorizzato dai Men In Black vaticani ai quali dedico questa vecchia, ma sempre valida immagine che scattai qualche anno fa dalle parti di piazza della Repubblica.

Che poi sarebbe la piazza dedicata alla Repubblica Italiana.

Che, ricordo, dovrebbe essere qualcosa di completamente slegato dallo Stato Città del Vaticano.

Che è una monarchia assoluta.