Archives for category: Cronaca (vera?)

È stato deciso un nuovo aumento dei carburanti per finanziare gli aiuti alle popolazioni emiliane colpite dal terremoto. Nulla in contrario. Anzi, pur essendo un nemico degli sms solidali da 2 euro a botta, questa volta ho fatto una eccezione e ho inviato il messaggio al 45500 (e invito anche voi a farlo).

Quello che mi colpisce è che ogni volta che si aumentano le accise sui carburanti, appare l’articolo in cui si ricordano tutti i casi in cui si era fatto ricorso a questa pratica per affrontare emergenze ormai passate. Il giornalista (magari uno di quelli che conserva l’auto aziendale, i rimborsi sulla benzina e nemmeno sa quanto costa l’assicurazione) si indigna ricordando che praticamente paghiamo ancora accise inserite ai tempi delle Guerre Puniche.

Scorrendo l’elenco provo un fastidio particolare quando mi imbatto nuovamente in quell’accisa applicata per aiutare il fondo dello spettacolo.

Avevo scritto un Collateral al proposito. Eccolo:

«Se non rispondo alle mail e invio un falso messaggio di errore con il risponditore automatico, un motivo ci sarà. Se quando sul display del telefono appare un numero sconosciuto, rispondo fingendo di essere il maggiordomo filippino, un motivo ci sarà. Se non accetto mai inviti a party esclusivi pur sapendo che grazie alle lusinghe conviviali potrei lavorare molto di più, un motivo ci sarà.

E il motivo ora è qui, seduto accanto a me in auto. Età: 24 anni. Sesso: maschile. Origine: imprecisata zona depressa. Professione: aspirante regista. Segni particolari: capello allucignolato, barbetta da terrorista islamico, abbigliamento nero, liso e stinto, interrotto solo da una antica kefiah che deve aver fatto la Guerra dei sei giorni.

Mi aveva scritto una mail in cui diceva che aveva una cosa importante da propormi. Nel corso di un suo “progetto di emigrazione” (sic!) sarebbe passato da Milano e chiedeva se potevamo incontrarci. Non so perché ho accettato, forse ero ancora sotto l’effetto debilitante della bronchite. Ma ora sono qui, nemmeno troppo pentito perché sto ulteriormente confermando il mio metodo galileano.

Per Galileo non bastava concepire una teoria, la si doveva provare con l’esperimento. Forse è per questo che ho incontrato l’aspirante regista: per trovare conferma nell’esperienza diretta a quello che avevo presupposto solo leggendo la sua mail. Già sapevo che mi sarei trovato di fronte al tipico esponente di quella massa vittimista e insoddisfatta, quella che scrive traballanti commenti agli articoli di corriere.it, dove si mescolano sfiducia verso il Paese ed esaltazione per un estero favoloso come un lontano Bengodi.

Il ragazzetto non fa eccezione. Feroce nemico di ogni alta velocità, è appena giunto a Milano dal borgo natio viaggiando su una specie di carro bestiame, di cui conserva l’afrore. Da qui proseguirà verso Parigi, sempre a scartamento ridotto.

«Vado a Parigi perché là c’hanno più rispetto per la cultura e finanziano i progetti dei giovani che c’hanno le idee per il cinema. E io c’ho un’idea su una docufiction da fare con i clandestini che rubano il ferro dalla tureffel e ci fanno le scimitarre per ammazzare Sarkozy e poi fanno l’Europa senza frontiere e si finisce con sta grande festa piena di gente di tutti i colori che balla e fuma a Parigi liberata».

«Ne sei sicuro? Sei già stato lì? Conosci il francese?» domando al tizio, di fronte alle incertezze sintattiche che gli inficiano la madrelingua.

«No, me l’ha detto un mio amico che là è così. E poi il francese lo imparo quando sono su.»

Totò parlava tedesco perché aveva un amico che era stato prigioniero in Germania. L’esperienza mi insegna che i francesi sono spesso così simpatici che fingono di non capirti anche se parli con una dizione da Comédie-Française. Mi vedo già lo sprovveduto ragazzetto schiacciato come un gatto sul périphérique.

«Non ho capito cosa c’entro io con le scimitarre e il resto…»

«No, tu mi servi per un altro progetto che voglio fare in Italia. Una cosa contro quelli che tu chiami neoproletari che stanno sempre a copiare la televisione. C’ho già il soggetto: c’è uno che comanda e che controlla tutto e manda delle onde che fanno il lavaggio del cervello al popolo, no? E poi ci sono due hacker che invece entrano nel sistema e spingono il popolo alla rivolta e sparano a quello che comanda e…»

«…e finisce con una festa che ballano e fumano?»

«Sì! Così!»

«Bene, ma cosa dovrei fare di preciso?»

«Mi dovresti mettere in contatto con qualcuno della televisione, così mi finanziano il lavoro. C’è già un mio amico che a Roma sta chiedendo i fondi del governo per il cinema. Se ci riesce torno subito da Parigi…»

Lo accommiato, lasciando che vada a perdersi «nella grande confusione di razze della Francia … con nel cuore l’amarezza del suo ingrato paese», come scrive Piero Chiara.

Qualche giorno fa, leggendo della splendida iniziativa del ministro Gianni Letta che aumenta di due centesimi il costo dei carburanti per aiutare il cinema, mi è tornato in mente quel ragazzetto. Allora ho preso l’auto e ho percorso circa ottanta chilometri per andare a fare il pieno a Coldrerio, in Canton Ticino. Non posso moralmente permettere che uno solo dei miei pochi centesimi servano a finanziare film in cui tutti, alla fine, ballano e fumano.»

Fin qui il Collateral. Ieri invece Thomas, olandese ormai naturalizzato italiano, mi scriveva che un suo amico ancora residente nei Paesi Bassi aveva appena pagato 450 euro complessivi per la locale tassa sui rifiuti e per il corrispettivo neerlandese dell’IMU che si versa anche se, come l’amico di Thomas, si abita in una casa affittata.

Questo spiega perché Thomas è sempre sbalordito quando qualche ragazzotto italico o qualche gemebonda intellettuale gli domandano: “Ma perché hai abbandonato la meravigliosa e libera Olanda per vivere in questo Paese di m…?”

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E adesso chi glielo dice, al pastore nordcaroliniano, che anche nei recinti (dello zoo) ci si può riprodurre?

PS: La cosa più assurda in tutto ciò è che Elmar Burchia viene regolarmente pagato.

Sono abbastanza incuriosito dal modus operandi della FAI, la Federazione Anarchica Informale. Ha un logo troppo complicato che deve nascondere qualcosa. Frecce che indicano percorsi verso la classica stella anarchica. E poi quelle nove azioni promesse…

Un tempo gli anarchici storici si ispiravano a Proudhon. Nell’odierna era del pop preferiscono Dan Brown, David Fincher e l’abominevole dottor Phibes.

È successo il 6 maggio. Sotto un temporale aspettavo una ragazza di Varese che aveva comperato un mio netbook e stava venendo a ritirarlo in piazzale Lagosta.

A un certo punto si è avvicinata una signorina e io ho subito creduto fosse l’acquirente. Non era lei. Aveva un gonnellone e portava al braccio la borsa del Salone del Mobile. Non era di Milano. Mi ha domandato: “Tu sai dov’è il grattacielo che hanno occupato? Quello in costruzione?”

Lasciamo stare l’uso irritante del tu. “Distanze, vero”, avrebbe detto Franca Valeri.

Le ho risposto che non ero a conoscenza di nessuna occupazione. In quanto ai grattacieli in costruzione ce n’erano parecchi alle nostre spalle…

“No”, mi ha interrotto. “Non è un grattacielo in costruzione. È un grattacielo abbandonato. Mi sono confusa”. Una traccia: non era un architetto.

C’è solo un grattacielo abbandonato a Milano, la Torre Galfa. E allora le ho risposto: “Ah, intendi la Torre Galfa?”

Lei mi ha guardato come se le avessi rivelato il terzo segreto di Fatima.

“Già, già quello… Ho chiesto a decine di persone e sei l’unico che sa il nome!”

Amica mia, se giri per l’Isola e fermi i cosentini che abitano nelle sue topaie di sicuro nessuno saprà che si tratta della Torre Galfa, così chiamata perché sorge tra le vie GALvani e FAra, nel pieno di quello che doveva essere il mai completato Centro Direzionale.

Le ho fornito le indicazioni e lei è andata via, radiosa.

Solo dopo ho saputo cosa era successo. Dell’occupazione artistica, intendo. Ovvero del palcoscenico su cui le solite cariatidi cittadine sono andate in visita per avere una minima visibilità.

C’è passato anche Dario Fo che molti anni fa occupò la Palazzina Liberty e ne fece il suo teatro. Altri tempi, altri risultati, altra arte. Possibile che Fo non si sia accorto della differenza che c’è tra lui e quei basettoni la cui arte si limita a due disegni sul muro?

Comunque oggi è avvenuto lo sgombero. Pisapia ha perso un bel po’ di futuri elettori. E il miglior commento alla cosa si trova sul sito del Deboscio. Qui.