Ai primi posti della Hit Parade delle Parole Più Stronze c’è sicuramente generazione.

Termine fastidiosissimo, applicato solitamente da chi non condivide nulla con i propri coetanei, pur credendosi loro portabandiera. O, peggio, da persone di precedenti generazioni che fiutano l’affare e cercano di vendere qualsiasi schifezza a un target accomunato dall’età e dalla sprovvedutezza.

Ultimo esponente di questi stolti che credono di essere migliori di altri solo sulla base di un fenomeno biologico come l’età è tale Il Cile, aretino acclamato come genio anche dai grandi quotidiani nazionali. L’abilità degli uffici stampa delle major non ha davvero limiti.

Avevamo già le nostre spine nel fianco e nelle orecchie con Vasco Brondi, Dente e tutta la paccottiglia finto-alternativa benedetta da XL di Repubblica. Avevamo davvero bisogno di un nuovo trentenne che finge di essere un adolescente incompreso? Di un altro lanciatore di escrementi contro un mondo ricco, vecchio e cattivo di cui lui non s’accorge di essere un ingranaggio? Ha senso fare i dissidenti, gli indignati, gli occupytuasorella con i soldi della grande Casa discografica internazionale e l’avallo dei quotidiani engagés? Tutti puri e duri… Però quando si va in heavy rotation su MTV non dicono di no. Però quando la nota birra rockettara li invita a suonare nel suo festival estivo, non dicono di no.

Ma con che faccia Il Cile, a 30 anni suonati, latra il suo disagio giovanile? Ma lo sa che nel 1973 il trentenne Lucio Battisti, con alle spalle una storia musicale che lui non avrà nemmeno se si reincarna altre sette volte, stava preparando una vera rivoluzione con Anima Latina? Altro che chitarrina e testi di una ipocrisia sociale rivoltante.

Infine, chi ha concesso a codesto Il Cile e alla sua insopportabile vocina l’incarico di rappresentare la generazione di tutti i trentenni? Sbraitano tanto che vogliono ottenere la libertà e difendere il loro essere diversi. Poi, al primo bonifico, non ci pensano due volte e si allineano alle più squallide massificazioni delineate dal marketing.

Unica consolazione: tra sei mesi sarà dimenticato.

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