Chi mi conosce personalmente e non solo attraverso le futile scrittura non riesce a crederci. Davvero giovedì sera ero davanti al televisore con i due amici più intimi a divorare pizze (carboidrati dopo le 20!) e tifare per l’Italia? Sì, davvero. Aggiungo che ho sentito molto la cosa. E benché non capisca molto di quello che avviene in campo, domenica replicherò.

Non c’è alcun disegno dietro questa mia forse momentanea conversione al tifo indiavolato & rutto libero. Sentivo di farlo e l’ho fatto. Allo stesso modo in cui avevo apertamente snobbato la kermesse mondiale del 2006, quando già presentivo la crisi imminente e vedevo l’orgia di tatuaggi, tv al plasma e popopopò come l’espressione finale di un popolo cieco.

Sono passati sei anni, i tatuaggi si sono scoloriti, i plasma hanno rivelato la loro scarsa affidabilità e mi sembra che pochi, per fortuna, osino cantare quel gutturale coro. Abbiamo toccato il fondo, su cui stazioniamo in attesa che qualcosa ci riporti su. Sarà stato per questo che ieri mi sono tifosizzato. Ho condiviso involontariamente il sentimento di rivalsa di una nazione che forse sta capendo di essere stata troppo cicala e che ora viene punita troppo duramente.

Solo nel pomeriggio di oggi, venerdì, mi sono reso conto di aver fatto la scelta giusta. Ho capito che ho fatto bene per una sera a darmi alla pizza e al pallone dopo aver riascoltato e riletto gli interventi anti-italiani di Grillo, Marco Travaglio e di tutta la banda dietrologo-complottista che si moltiplica su blog, trasmissioni d’approfondimento, rubriche sui giornali che contano. Quelli che detestano la televisione pur essendone ingranaggio onnipresente e cafone. Basta vedere come siedono scomposti, sdraiati come vacche, sulle solite poltroncine di RaiTre e La7.

Sono piombo, zavorra pesante dell’intraprendenza e della fantasia, freno alla ripresa e al cambiamento, affossatori di entusiasmi, agguerriti difensori della propria seggiolina mediatica. Un esercito allo sbando che non ha più un nemico e cerca mille maniere per non finire nell’oblio. Ed eccoli gufare contro l’unico elemento che, magari anche figlio del populismo, può essere un collante per rimettere insieme milioni di delusi, depressi, disperati.

Siamo sopravvissuti agli anni di piombo. Cosa mai sarà sbarazzarci degli zanni* di piombo?

*Lo zanni, nella Commedia dell’Arte, era la maschera che rappresentava il servitore sciocco.

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