Ora, mettiamo che invece di aver buttato via la mia esistenza tra le peggiori scempiaggini io fossi oggi un imprenditore cinquantenne benestante e proprietario di un paio di aziende. Credete che assumerei uno che mi si presentasse con questa faccia spiritata da Apparizione a Međugorje e quell’impressionante curriculum CEPU a metà prezzo?

P.C. mi manda una mail che ben si addice a questa immagine. Mi segnala un libro di Francesco Targhetta, Perciò veniamo bene nelle fotografie (ISBN Edizioni) e mi acclude anche il testo di quella che deve essere la quarta di copertina (che comunque immagino splendida come sono tutte le copertine di ISBN, davvero un unicum nello sconfortante panorama grafico-editoriale che osserviamo nella patria del design).
«… uno dei tanti ritratti, geniali e disarmanti, che il protagonista di questo libro fa della sua generazione di idealisti e insicuri, impiegati di call center e aspiranti professori … la storia di un dottorando padovano e dei suoi – altrettanto precari – coinquilini, che, tra un prosecco di sottomarca e un pezzo rock improvvisato in sala prove …».
Purtroppo le misere condizioni dei precari sono diventate un canovaccio da Commedia dell’Arte, gremito anch’esso di maschere rinnovate: el siorazo  de la multinaxionale, el poareto del colsènter, la tosa che fa la zerca ne la università… Così si svilisce la gravità del problema, mentre il birbo fa i schei.

PS: il pezzo rock improvvisato… certo, rock fa giovane. Ma chi suona ancora rock in Italia mentre le classifiche sono piene di rapper e si usano per lo più  i computer? Ricordo che questo insistere sull’equazione rock = giovane era già vecchia ai tempi della prima Silvia Ballestra, vent’anni fa. Oggi sa di sala d’aspetto dell’INPS.

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