Lo so. Ripeto le stesse invettive. Ma solo perché loro ripetono le stesse boiate. Ormai non varrebbe più la pena commentare i deliri giornalistici di certe sezioni in corriere.it. Però, come trattenersi davanti a questo, alla foto da divetta in auto con gli occhialoni neri (ma chi si crede? Oriana Fallaci?) o quando si legge che «A metà degli anni Settanta (…) era facile trovare un posto di lavoro, comprare una casa, costruire una famiglia e quindi lavorare e riuscire a vivere le relazioni. C’era posto per tutti e questo vuol dire entusiasmo, fiducia e progettualità.» A metà degli anni Settanta fiducia ed entusiasmo! Negli anni in cui, mentre attraversavo la strada per andare a scuola in via De Amicis a Milano, c’era un tizio mascherato in mezzo alla carreggiata con la pistola puntata, immortalato in una celebre foto. Negli anni più neri della crisi petrolifera e dell’austerity…

Era facile trovare lavoro! Se la carenza in cultura letteraria non fosse pari a quella in storia recente, ci si ricorderebbe dei mille sotterfugi cui ricorre il protagonista di Un borghese piccolo piccolo di Vincenzo Cerami (1976) pur di trovare un posto di lavoro al figlio.

Che se ne vada. Subito. Ogni volta che un figlio di papà passa il confine la nazione plaude. L’importante è che non torni.

Perché la mia paura è che stiano per tornare. Tutti quelli che hanno giocato a fare i confinati volontari a Parigi o ad Amsterdam per sfuggire alla “dittatura italiota” e che avrebbero davvero meritato il confino, quello vero, quello inflitto dal fascismo ai dissidenti. Torneranno tutti quelli che si sono proclamati resistenti, infangando la memoria dei Partigiani che hanno conosciuto la fame, la sofferenza e la morte, mentre loro ingrassano presso qualche amico dove si rovinano di canne e scrivono librini che per fortuna vengono dimenticati ancora freschi di stampa.

Non ricordo più il nome di un tale  che aveva pubblicato un poco interessante romanzetto autobiografico rimasto per una settimana scarsa a impolverarsi nelle librerie prima di essere rimesso negli scatoloni delle rese. Nelle note di copertina l’autore specificava di essere scappato a Parigi, dove vive facendo il lettore e il traduttore per Adelphi (che saggiamente non gli ha pubblicato il libro).

Ora, Parigi è una delle città più care del mondo. Le spiegazioni sono quindi solo due: o Adelphi compensa lettori & traduttori con cifre pari agli stipendi manageriali. O dietro tutti questi Cervelli In Fuga c’è la solita figura orwelliana del Big Father.

*In inglese, tanto i Cervelli in Fuga non dovrebbero aver problemi a tradurselo da solo, visti i loro prolungati soggiorni ça et là.

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