Ho sempre diffidato di chi arrivava in qualche redazione radio-televisiva vantando una laurea triennale in Scienze della comunicazione. Sarà stata quell’aria da saputello, da giovane pronto a sbaragliare i cattivi della casta quarantenne. O forse il continuo e vacuo far cadere i nomi maledetti di Baudrillard, McLuhan e Barthes anche quando bisognava decidere se mangiare in mensa o andare fuori.

Ieri, su un sito dell’università Statale di Milano, ho affrontato il test di ammissione simulato alla facoltà di Scienza delle comunicazioni. E da ieri la mia diffidenza verso quei laureati è raddoppiata.

Il test è vergognoso. Comprende venti domande a risposta multipla. Alcune non hanno alcun legame con la materia che poi si studierà. Domande di presunta logica o che richiamano una lontana insiemistica appresa alle elementari.

Poi quesiti culturali difficilissimi su «quale tra le seguenti opere liriche non è stata composta da Mozart» o «chi ha promosso il Compromesso Storico nel 1973». Siamo ai livelli dell‘Edipeo enciclopedico della Settimana Enigmistica. E persino un quiz grammaticale in cui bisognava individuare la frase scorretta. Che poi era quella che conteneva la parola “coscenzioso”, scritta senza i.

Ho visto domande così imbarazzanti solo nel famoso Questionario dei Tre Giorni che concludeva le visite di leva. Ricordo ancora la casella in cui bisognava indicare la frase corretta tra: «Ieri è scoppiato un violento acquassone» e «Ieri è scoppiato un violento acquazzone». Commentandola dopo, con un mio vicino di banco calato in via Pagano delle valli bergamasche, mi sentii dire che la risposta giusta era «acquassone», perché «le z le usano i terroni che non sanno l’italiano». Sicuramente quel ragazzo oggi prepara i test di ammissione alla facoltà di Scienze della comunicazione.

Ho realizzato un punteggio di 18/20, cadendo su due domande di logica, di cui sono carente, per di più formulate in maniera scorretta. Sto pensando seriamente di iscrivermi. È l’unico posto in cui potrei sentirmi come Gesù dodicenne al Tempio tra i Dottori.

Advertisements