Come nelle barzellette delle medie, c’erano un Giulio Iacchetti, un Tommaso Labranca e un Giampiero Mughini dietro il tavolo a parlare non so nemmeno più di cosa per conto di una nota azienda cosmetica che ci aveva invitati a farlo a beneficio di alcuni suoi collaboratori.

E lì ne incontrai uno. Accento laziale, barbetta corta ed elaborata, abito di pessima fattura preso in un grande magazzino, ma che avrà destato orgoglio in mammà quando lui le mandava le foto in cravattona da aspirante manager. A un certo punto, vincendo la noia che causavamo in lui, alzò il braccio tintinnante di bigiotteria in ferraglia da calciatore e disse: «Sì, però la vostra è una visione da vecchi. Io ho 35 anni. Voi cosa ne avete? Dieci, quindici più di me… Quindi la vostra è una visione superata…» Tre minuti di delirio prima di essere divorato da Mughini.

Per caso ieri sera in una trasmissione radiofonica in cui gli ascoltatori chiamano per essere trattati male dal conduttore, eccone un altro: «In fondo a me cosa interessa delle nomine Rai? Io sono giovane, ho 35 anni, e la tv è fatta per gli anziani».

Gentili trentacinquenni, non vorrei deludervi, ma voi non siete giovani. Anche se continuate a vivere in casa e vi fate passare dal papà i soldi per andare in pizzeria a vedere il posticipo con gli amici alla domenica sera, siete inesorabilmente adulti. Siamo tutti adulti. Si finisce di essere giovani a 25 anni. Si è adulti da 26 a 64. Si entra nell’anzianità dai 65 in poi. Ammesso che l’età abbia qualche importanza.

Dante Alighieri aveva 35 anni quando scrisse la Divina Commedia e, poiché considerava di 70 anni la vita media dell’uomo, definì la sua età il «mezzo del cammin di nostra vita». Dico, almeno il primo verso del poema lo conoscerete, altrimenti è inutile che venite a piangere perché i vecchi vi calpestano e voi siete costretti a fuggire all’estero con il cervello nel bagaglio a mano.

Quindi, cari trentacinquenni che vi sentite teen-ager, avete già sprecato metà del patrimonio che vi è stato concesso. Da vecchio, vi assicuro che la seconda e ultima parte scorre via molto più in fretta.

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