Vi invito a leggere l’articoletto che Ceronetti ha scritto sul telefonino (e scusate la raffica di diminutivi). E poi a ridere ogni volta che i giornali parlano del ritardo tecnologico che vessa il nostro Paese. O magari anche a stupirvi di frasi come «imbrattarmi nell’etica brutale e sofisticata dei comportamenti umani», che rivelano quale esagerata autostima superumana Ceronetti abbia di sé. O ancora a chiudere la pagina con una smorfia di compatimento dopo aver letto che per Ceronetti «lo smartphone è un baratro senza fondo in cui l’Utente (l’essere, l’anima umana), una volta catturato, precipita senza fine». Non è quindi la violenza, il razzismo. Non sono le dittature, le menzogne. Non è lo sfruttamento, la guerra, la fame nel mondo, l’AIDS, il cancro, l’infibulazione, la distruzione ambientale e le altre mille e mille finte emergenze con cui ogni giorno i quotidiani ci sommergono. La vera rovina dell’umanità è il cellulare.

Ceronetti, vedo per lei un grande futuro come CEO di Nokia. Ha tutte le non-qualità per diventarlo. Esattamente come la signora Tarantola diventata presidente della Rai che si è molto stupita l’altro giorno quando le hanno fatto vedere quella scatola in cui le figure si muovono.

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