Mu è sempre vissuto con persone fatte così, che ignorano e non vogliono conoscere. Cos’è sua madre, cos’è suo fratello, cosa sono tutti i suoi compaesani, la collega grassa del cementificio e cos’è Niki o l’Uomo Noioso. Sono tutti malati di un’ignoranza che non vuole guarire, convinti che al di sopra di una certa latitudine vi siano solo orchi grassi e crudeli che divorano i deboli, mentre al di sotto vivono solo tritoni nullafacenti che giocano nell’acqua marina.

Sono coloro che vivono chiusi in una forma geometrica spigolosa e irregolare, immersi in una luce soffocante che tende al marrone. Coloro che non gettano mai uno sguardo oltre il perimetro della propria scomoda culla. E anche quando sembrano farlo, come fa adesso l’Uomo Noioso mentre sospira guardando la Grigna in fondo al viale intasato di auto, in realtà non vedono l’altrove. Ogni paesaggio rimanda un riflesso della loro ignoranza coriacea.

Anche Mu è un ignorante. Ma la sua ignoranza non è irregolare e spigolosa. Ha la forma fantastica di un frattale, dell’isola a fiocco di neve di Koch, e della neve ha i colori inafferrabili, gli azzurri, i rosa, i grigi nascosti dentro il candore quando ancora nessuno lo ha calpestato. L’ignoranza di Mu non è coriacea, è fragile. Ha un altro nome meno greve, più sognante. Si chiama illusione. Come ogni fiocco di neve, anche l’illusione di Mu si scioglierà e già tante altre volte si è sciolta.

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