“Ma daaai…”.

Provate a far risuonare questa esclamazione nella vostra testa. Allungate molto la a, nasalizzando il suono. E poi immaginatevi la signora che la sta emettendo, con un sorrisino di compatimento sulle labbra, la testa reclinata un po’ all’indietro e gli occhi rivolti al cielo.

Perché così aveva fatto la matura giornalista quando, per rispondere a una sua domanda, le dissi che tra i libri che preferivo c’erano i Vangeli Apocrifi.

Non riesco ancora ad abituarmi alla stupidità umana.

Quella signora così colta era arrivata all’appuntamento in bicicletta No Oil, con i capelli grigio-topo sconvolti dal vento, il gonnellone e le babbucce di feltro (e se qualcuno pensa alla Donna Due di 78.08 ha perfettamente ragione).

Aveva dentro la testa il kit completo del Perfetto Consenziente Integrato (fate l’acronimo da soli), compresa la venerazione per Faber. Idolatria falsa e di maniera. La signora ignorava che De Andrè aveva composto un intero album, La buona novella, ispirandosi ai Vangeli Apocrifi.

Quando glielo feci notare, ebbe la faccia tosta di rispondere: «Sì, ma avrà avuto un atteggiamento ironico…».

I Vangeli Apocrifi, ben diversi da quelli canonici, raccontano le vicende sottolineando gli aspetti più umani dei protagonisti.

Mi colpisce particolarmente la storia dell’anziano carpentiere Giuseppe. Vedovo con svariati figli tra cui uno molto piccolo e spesso impegnato lontano da casa per motivi di lavoro, l’uomo vede crescere le sue preoccupazioni dopo che i sacerdoti del Tempio gli affidano come futura moglie una dodicenne, certa Maria di Gioacchino e Anna. Una figura molto diversa da quella pallida signora avvolta in veli azzurri che ha l’hobby di apparire a visionari con le stigmate e che a Milano in questi giorni stanno usando come sponsor della normalità.

La Sacra Famiglia non era normale. Il clericume si intestardisce a presentarla come la Sunshine Family della Mattel. I quadretti della devozione popolare contengono un aitante Giuseppe, simile a un trentenne degli spot Mercedes, una timorata Maria che ricorda la signora del Dado Star e un Gesù che sembra pubblicizzare pannolini. In realtà era una famiglia allargata, anzi una non-famiglia. Ma se lo si ammettesse finirebbe quel florido commercio di cerimonie, corsi prematrimoniali e luna park con partecipazioni papali.

E con questo post finisce la piccola serie sulla convention delle famiglie o qualunque cosa sia. D’ora in avanti, ignoriamo la cosa.

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