In realtà non è solo la giornata delle famiglie o qualcosa del genere a infastidirmi. È il senso di esagerazione che hanno tutte queste manifestazioni. Dalla festa delle famiglie al gay pride fino alla sfilata dei precari al Primo Maggio è ogni volta lo stesso mettersi in scena, celandosi dietro travestimenti favolistici che vorrebbero invece essere iperrealisti.

Le famiglie sono troppo normali e felici per essere credibili, i gay in parata enfatizzano troppo il lato drag queen per essere reali, i precari truccati da indiani sono troppo circensi per poter essere veri.

A creare la repellenza non è poi solo la propensione allo spettacolo che si respira in simili manifestazioni create a maggiore gloria dei media, ma soprattutto la convinzione che tutti hanno di essere nel giusto.

Invece nessuno ha torto, nessuno ha ragione e tutti hanno entrambe le cose nel contempo. Se solo riuscissimo a celebrarci come individui e non come macchiette che vogliono rappresentare classi, categorie, generazioni, orientamenti con l’unico risultato di consolidare il potere dei mandanti (preti, politici, sindacalisti) a cui di noi non interessa alcunché.

A quanto pare la cosa più difficile è sempre restare una persona.

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