In occasione della festa delle famiglie o qualcosa del genere, riesumo un mio vecchio Collateral.

L’ho fatto davvero. Intendo, mandare al prete del mio paese i soldi del Monopoli. E sono anche stato oggetto della sua predica domenicale, destando lo sdegno delle bigotte locali. Ma furono di più coloro che mi fermavano per strada e si complimentavano. Un local hero, insomma.

«Ero appena tornato a casa, avevo trovato parcheggio a un chilometro di distanza, trascinavo le borse della spesa, uscivo da una giornata inconcludente e pioveva. Per finire, nella casella della posta ho trovato una comunicazione della parrocchia locale, comprensiva di busta per le offerte. Allora ne ho fatta un’altra delle mie e in quella busta ho messo i soldi del Monopoli. Una bella banconota vintage da 10.000 lire, una di quelle marrone. Non ambita come le rosse da 50.000, ma più gradita delle noiose verdi da mille o quelle ridicole da cento, azzurre.

L’ho fatto perché quella finta banconota è una parvenza del denaro esattamente come le benedizioni collettive che i sacerdoti tendono sempre più a fare sono una parvenza della benedizione natalizia tradizionale.

Torni a casa e ti trovi nella casella questo elenco di Benedizioni comunitarie, precise negli orari come un palinsesto televisivo. Il sacerdote non viene più da te, a casa tua, con il seguito dei chierichetti, l’aspersorio, qualche chiacchiera personalizzata.

Adesso si organizza la benedizione-charter: tutti in casa di qualche martire che si vota all’infangamento del parquet. O addirittura in cortile: arriva il sacerdote-star che di fronte al pubblico ammassato si sente sotto sotto un po’ come il pontefice quando dalla sua finestra benedice Urbi et orbi.

Solo la pigrizia può giustificare la scelta di eseguire queste benedizioni di massa. Per favore non ci si arrampichi sugli specchi, nascondendosi dietro un finto ecumenismo che vuole «ravvivare i rapporti tra di noi…», come si legge nel foglio che accompagna le date del Benedictio Tour 2009. Sarà forse per mancanza di tempo del sacerdote, troppo impegnato ad aggiornare il sito Internet della parrocchia? O forse è la crisi globale che invita a risparmiare persino sull’acqua benedetta?

Mi domando intanto quale potrà essere il prossimo passo di questa tendenza. Battesimi collettivi nella vasca di qualche condomino con l’idromassaggio su modello di quelli fatti nel Giordano? Matrimoni di massa nel campetto oratoriale come quelli del reverendo Moon? Estreme unzioni per email con santino in attachment? Tutto all’insegna dell’efficientismo religioso su modello industriale: il massimo risultato con il minimo sforzo.

Si potrebbe anche mettere un Benedict-O-Matic all’ingresso delle parrocchie. Un distributore che, inserendo un’offerta, distribuisce il Bless Yourself Kit. Una pratica busta contenente una dose di acqua santa, un paramento in tessuto-non tessuto, una prece stampata in italiano, spagnolo per latinos, tagalog per filippini e arabo per i non pochi maroniti, più un santino a caso. Se ne preveda anche uno rarissimo, modello Pizzaballa, che faccia crescere la febbre tra i collezionisti.

Si capisce quindi che tutto il polverone sollevato su crocefissi, ore di religione e radici cristiane dell’Europa è solo vuota formalità. Alla resa dei conti ci troviamo di fronte una Chiesa che si allontana sempre di più dalle persone, arrivando a considerarle una massa condominiale da aspergere frettolosamente e non come individui con cui avere un dialogo sulla fede e su qualunque altro argomento che induca a porsi degli interrogativi. Si va sempre più verso una Chiesa dogmatica, distante e fredda.

C’era anche un altro motivo che mi ha spinto a donare una finta banconota al sacerdote locale. Ed era l’uso quasi fastidioso del termine famiglia nella lettera d’accompagnamento alla busta, come in ormai ogni altra comunicazione ecclesiastica. Le benedizioni collettive erano spacciate per benedizioni alle famiglie. L’intestazione della lettera recitava Carissime famiglie (dove sarebbe stato meglio un Carissimi fedeli). Tutto in linea con l’attuale tendenza teodem che diffonde un’idea di famiglia solida e sana che non esiste più, come dimostrano i casi della vita reale e gli scandali politico-sessuali.

Io sono uno solo e non sono una famiglia e come me chissà quanti altri cittadini saranno single, vedove, vedovi, divorziati, separati, sedotti e abbandonati… Non meritiamo dunque una benedizione? Non meritiamo di sentire quella che dovrebbe essere la parola affratellante del Cristo? Perfetto. Allora i benedicenti non meritano la mia offerta.»

Advertisements