Non vedo l’ora che mi arrivi l’edizone cartacea di Time. Voglio incorniciare questa foto.

È dai tempi delle medie che provo venerazione per  Elisabetta II. E uno dei momenti sommi della mia esistenza è stato quando nel 2000 l’ho vista a meno di 50 centimetri da me, mentre passava nel foyer della Scala dopo un concerto in suo onore.

In occasione del suo Diamond Jubilee ho letto Our Queen di Robert Hardman (Hutchinson, 20,00 £) e mi sono rivisto il film The Queen che già conoscevo a memoria. Ma gli aneddoti su Elisabetta non mi bastano mai.

È una donna alquanto strana. Ha ricevuto la notizia della morte del padre mentre era in Kenya, arrampicata su un albero.

Nel 1957 il Canada la nominò Capo Cacciatore dell’Ordine della Caccia al Bufalo.

Nonostante sia stata dipinta in 140 ritratti ufficiali, detesta le arti figurative ed evita di presenziare alle mostre. Invece condivide con Andy Capp la passione per le corse dei cavalli, passione che ha trasmesso anche ai figli, soprattutto per quanto riguarda le fattezze somatiche.

Si diverte solo a Trooping the Colour, quando si veste da paggetto medievale. I colori accessi dei tailleur e dei monumentali cappellini (incroci tra torte nuziali e nidi di cormorani) hanno motivi di sicurezza, in modo che gli agenti possano identificarla subito nella folla. Un po’ come i giubbotti catarifrangenti, solo un po’ meno eleganti.

Mods, rockers, punk, ravers: l’Inghilterra ci ha regalato ogni trasgressione giovanile, tutte finite con i primi acciacchi. Elisabetta ha resistito a tutto: alla Thatcher, a Blair e persino ai Sex Pistols.

Se avete delle curiosità su Elisabetta, vi prego fatemele sapere! Avrò verso di voi la stessa gratitudine che provo per Marta Cagnola da quando mi ha regalato la Solar Queen, una statuetta della Regina alimentata a energia solare che muove la mano in segno di saluto.

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