Cosa ardua essere adolescenti non-allineati negli anni Settanta, evitando manifestazioni e ignorando il diktat espresso da Eugenio Finardi in una sua bella canzone-manifesto: “mollare le menate e mettersi a lottare”. In quell’Italia cupa, la musica si ascoltava solo a casa sugli hi-fi, usando enormi long playing difficili da nascondere quando li si comperava.

Se il compagno di classe con l’eskimo scopriva che avevi usato i soldi della mancetta per comperare un disco di Donna Summer per te era finita. Eri un buffone, uno che non pensava.

Giovedì 17 maggio 2012. I notiziari radiofonici della sera aprono parlando della crisi, del rischio di un nuovo terrorismo e infine della morte di Donna Summer, avvenuta a 63 anni in seguito a un tumore. Per un attimo ti sembra di essere tornato al 1977, quando avevi in camera il calendario di Four Seasons of Love con Donna Summer distesa su un arco di luna, mentre gli impegnati avevano sul letto il poster di Ho Chi Minh.

Oggi i critici musicali che ai tempi la disprezzavano hanno pianto la scomparsa di LaDonna Andre Gaines, vero nome di Donna Summer, dimostrando ancora una volta di aver capito poco della disco music, un fenomeno che ha cambiato il mondo.

Donna Summer arriva sulla scena musicale nella seconda metà degli anni Settanta, quando la disco era già in declino. Per questo il suo produttore e autore Giorgio Moroder, italiano di Ortisei in cerca di successo in America, iniettò nei cinque dischi realizzati insieme idee che andavano oltre i vecchi stilemi.

La disco music era la rivalsa dei neri più poveri che in quell’universo di lustrini, luci psichedeliche e carte stagnole cercavano di avvicinarsi al mondo dei ricchi. Una aspirazione incarnata dagli Chic, quelli di Le Freak, dal look francesizzato e griffato. E che alla fine si allargherà a tutte le etnie cui il ghetto stava stretto, dagli immigrati italiani ai portoricani. Esemplare è il film che celebra e allo stesso tempo affossa il fenomeno della disco music, La febbre del sabato sera.

Ma già nel 1976 il suono black intriso di soul e r’n’b, i violini, il basso pulsante e i falsetti che caratterizzavano le produzioni pure della disco music non avevano più presa sul pubblico, così Moroder ricorse ad alcune idee geniali. Prima di tutto diede al genere una svolta elettronica. Poi puntò sul sexy. In piena era di liberazione sessuale fece scalpore il primo grande successo di Donna Summer, Love To Love You Baby, un brano lungo 15 minuti in cui la cantante simulava diversi orgasmi. La leggenda vuole che la Summer, poco più che ventenne, avesse inciso il pezzo al buio.

Infine rubò al rock l’idea dei concept album, dischi in cui tutte le canzoni erano legate da un tema. Ecco quindi Four Seasons of Love, quattro lunghi pezzi dedicati a un amore che nasce e muore nel giro di un anno, oppure Once Upon a Time, una rivisitazione della storia di Cenerentola.

La nuova disco di Donna Summer si afferma subito ed è la stessa Gloria Gaynor, Disco Queen legata al vecchio stile, a cederle lo scettro di nuova regina.

Il capolavoro del duo Moroder-Summer resta I Remember Yesterday, in cui ogni canzone è un tributo a un decennio. Si parte dagli anni Quaranta e si termina con quella che per Moroder sarebbe stata la musica del futuro, un pezzo tutto sintetico, fatto di fischi e pop corn scoppiettanti, I Feel Love. Un simbolo per la musica leggera come l’attacco della Quinta di Beethoven lo è per la classica. Ma soprattutto una previsione azzeccata.

Advertisements