Il libro che più detesto è Il piccolo principe. Non c’è romanzaccio, best seller, volume di Bruno Vespa che lo eguagli in quanto a orrore. Trovo Il piccolo principe una palude melmosa di finta poesia, la cui falsità è amplificata dal culto cui si dedicano certi animi delicati. È quasi automatico: chi mi parla del Piccolo Principe con le stelline negli occhi non si solleva oltre una cultura fatta di luoghi comuni. E si va dalle cugine stoltarelle al conduttore televisivo di successo che ha studiato francese alle medie.

Adesso hanno scritto una specie di seguito e lo hanno ambientato in Patagonia. Luogo che accende altre stelline negli occhi dei piccoli principi e desta in loro ricordi di viaggi favolosi, come quello di Jovanotti che ci è stato in bicicletta e poi quello che l’ha copiato, come si chiama… Ah, Ciatuin.

Che caso. Il libro che più amo è un’altra storia (apparentemente) per bambini. La famosa invasione degli orsi in Sicilia di Dino Buzzati. Ma questa non desta la sensibilità delle signorine acculturate.

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