Milano, piazza Duomo, ieri pomeriggio. Un trio di giovani turisti russi. Una delle due ragazze, abbastanza scialba, continuava a fotografare la coppia cui si accompagnava. Lei in abiti da escort, lui in giacca nera, maglietta sbrindellata, boxer da mare, scarpa da ingegnere in cuoio grasso con calzino nero cadente.

Si facevano fotografare in pose da modelli, secondo l’idea che dei modelli possono avere a Pino sulla sponda orientale del Lago Maggiore*. Senza ironia, ma con molta arroganza. Ero affascinato perché si confermava quanto avevo scritto poche settimane fa per uno dei Collateral(ini) di FilmTv. Questo:

L’Ostalgia è una malinconia per il vecchio Osten, l’est nascosto dietro la cortina di ferro e spazzato via dal 1989. È quella che spiega un canale della tv russa che si chiama “Nostalghia”. La S in cirillico ha la forma della nostra C e il grafico si è divertito a tramutare quella C in una falce e la vicina T in un martello. Sotto questo logo vanno in onda spezzoni della vecchia televisione sovietica, evidentemente degna di rimpianto se confrontata all’oggi.

Se abitate in una grande città, osservate come si comportano le turiste figlie dei nuovi ricchi russi, ragazzotte dai 25 anni in giù che del Soviet non hanno alcuna esperienza. Sono arroganti, maleducate, presuntuose; depredano i negozi delle nostre firme più appariscenti, girano addobbate con abiti e accessori pensati più per il marciapiede che per le passerelle. Non pagano il biglietto del bus, urlano al cellulare il racconto della loro vacanza in interminabili conversazioni internazionali.

Alla cassa di un fastfood, cariche di shopper con cui colpiscono i pensionati negli stinchi, saltano la fila. Trattano la ragazza del banco come Caterina di Russia avrebbe trattato un qualsiasi mužik. Le parlano in russo, pretendendo di essere capite, cambiano quattro volte ordinazione e alla fine pagano un cappuccino lanciando una banconota da 100 euro.

Le prime avvisaglie di questa avanguardia del cafonismo postsovietico si ebbe nel 2003 con le T.a.t.U., due decerebrate ragazzotte di cui si è giustamente persa ogni traccia. Oggi la situazione è peggiorata, ma i veri russi devono essere già stufi di queste burine. Lo dimostra Verka Serdiuchka, personaggio en travesti creato dal comico ucraino Andriy Mykhailovych Danylko. Verka è una donna di mezza età, di origini contadine, che lavora come controllore sui treni. Ma si veste come Wanda Osiris e ha in testa una cuffia con la stella del Cremlino. Trovo irrinunciabile la sua canzone “Dolce & Gabbana” in cui Verka canta di un ragazzotta firmatissima che si vende per un pacchetto di sigarette. E ora per fortuna arrivano le Buranovskiye Babushki, sei anziane contadine dell’Udmurtia che rappresenteranno la Russia al prossimo Eurofestival. Che San Cirillo le protegga!

* Pino sulla sponda orientale del Lago Maggiore è un piccolo e reale paesino in provincia di Varese. È il comune italiano con il nome più lungo, 45 caratteri spazi compresi. Avendo solo 224 abitanti, ogni anima è quindi proprietaria di 0,20089285714286 lettere. Spero che questa volta la scelta di un comune sito molto a nord non desti la permalosità di taluni amici meridionali sempre sospettosi e pronti a chiedere giustificazioni se cito un toponimo come Battipaglia. A proposito: ho tolto quel post. Mi ha causato solo piccoli fastidi.

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