Sarkozy se ne ve e queste sono cose che interessano soprattutto i francesi. Se ne va anche Carla Bruni e questa è una buona cosa per tutti.

Nell’occasione recupero un Collateral di qualche anno fa, scritto dopo che la superba e viziata potiche presenziò imbalsamata davanti a uno sbavante Fazio.

Alla fine di un giornale radio Rai delle 19 di domenica 25 gennaio ecco la notizia-bomba: «Stasera sarà ospite di Che tempo che fa Carla Bruni. Nel corso dell’intervista la first lady francese ha detto che l’elezione di Obama è un fatto storico». Resto sconvolto: una affermazione di tale originalità potrebbe influire domani mattina sull’andamento delle Borse europee.

Corro dunque a casa per seguire Carlà e scopro un genio. Da sempre simpatica come un’invasione di cavallette nel giorno del tuo matrimonio, la Bruni ci ha già deliziato con le sue canzoncine profonde come quelle di Katia Svizzero. Adesso in tv esegue due brani, accompagnandosi alla chitarra come una Joan Baez più avezza ai salons de beauté che ai campus universitari. Ha una vocina che sembra una fuga di gas. Precisa che i ricavati delle vendite andranno tutti in beneficenza. Ma la vera opera di bene sarebbe smettere di cantare.

Carlà: faccino e cervellino da concorrente del Grande Fratello. Toccata da un fato benevolo sotto forma di perfezione deretana, appoggia quella perfezione sulla poltroncina delle interviste con la stessa aria rilassata che potremmo avere noi sulla poltrona del dentista.

A ogni domanda, prima di rispondere, si perde in un lungo silenzio e sbarra gli occhi. Ricorda Maria Bianca Zellanti, l’astrologa, uno dei primi personaggi di Carlo Verdone a Non Stop (1978). Cercatevelo su YouTube e stupitevi: pause, modo di parlare, banalità e tono apocalittico sono gli stessi.

Esordisce dicendo che prima gli uomini politici erano segreti, oggi sono più trasparenti e giovani. In Francia, ma anche da noi, dove i politici sono trasparenti (molti perdono i capelli al pensiero che vengano rese pubbliche le intercettazioni telefoniche) e giovani (Giorgio Napolitano, 83 anni*). Comunque è già una bella perla di riflessione e il fatto di essere stata compagna del filosofo Raphaël Enthoven ha dato i suoi frutti a livello mentale. Poi si lamenta del fatto che il marito abbia così tanto lavoro. L’avesse saputo prima, col cavolo che si sposava un presidente.

Nel mondo di frutta candita di Carlà tutto è bellino e pulitino, anche le disgrazie. Così con le sue royalties lei aiuta un ospedale dove ci sono bambini malatissimi. Non malati, che sarebbe volgare. Malatissimi, un superlativo che sa di grandeur! E aiuta anche una scuola di Haiti dove ci sono due suore adorabili. Non stremate dal lavoro in aiuto dei poveri, ma adorabili. Come fossero due modellini della collezione primavera-estate.

Veniamo a sapere che Carlà è sempre stata vicina a posizioni socialiste. Ma Nicolas la sera a cena le dice che lei è molto più complessa di una persona di sinistra. Allora dicci qualcosa di sinistra, Carlà! Per esempio, cosa significa essere di sinistra?

Trascrivo integralmente la risposta perché nemmeno Rosa Luxembourg…

«…sinistra sarebbe (pausona) poter (pausona) sentirsi toccato dai problemi che uno non ha personalmente. Tener conto delle grandi ingiustizie che subiscono gli altri. Tener conto delle ingiustizie altrui senza averle».

Preciso che a queste uscite il pubblico spesso applaude. Forse in studio c’era una pessima diffusione audio e nessuno capiva cosa l’ex modella stesse dicendo. Applaudivano sulla fiducia. Mal riposta.

Carlà si sveglia dal suo torpore solo in due momenti. Quando smentisce di aver avuto un ruolo nell’affaire Battisti l’occhio destro pare aprirsi per l’indignazione. «È una cosa del governo brasiliano io non ne ho l’ideologia, non difendo Battisti. E sono contenta di poterlo dire perché è deplacé. La moglie di un presidente francese mai potrebbe andare a parlare con il presidente brasiliano».

Signore, se i vostri mariti vi costringono a fare qualcosa che non vi garba, rispondete che non potete, perché sarebbe deplacé.

Ma è quando viene sollecitata a parlare dei cappellini indossati all’incontro con Elisabetta II che sguardo e favella di Carlà si animano e in lei torna a riaccendersi l’antica mannequin.

A noi che ci domandiamo il perché di tutta questa inutile fiera televisiva sfugge quasi una lacrima pensando a quanto deve essere triste aver abbandonato le passerelle per occuparsi di suorine frou-frou, bambini mortissimi e presidenti che non hanno il tempo di fare pipì. Ops… ho scritto pipì. Scusatemi… sono veramente deplacé.

*Lo so che Giorgio Napolitano ha quasi 85 anni, ma questo testo risale. Lo specifico, prima che qualche Maestrina Anonima & Insultante si attacchi alla mail.

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