Un altro pezzetto di Mu ha preso forma. Non quella scritta, ma la forma più vaga della suggestione. Appena finito l’ennesimo temporale ho girato un po’ in zona Garibaldi e ho fatto qualche foto con l’effetto Lomo di una app per Android (Man With A Camera). Dopo, aspettando il treno urbano nella stazione del Passante, ho preso qualche appunto.

A volte mi dicono che scrivo sempre degli stessi luoghi. È vero e non ho alcuna intenzione di cambiare. Mi hanno anche domandato perché non faccio un viaggio da cui trarre una ispirazione differente. Semplice: perché tornerei con una guida turistica in cui presento posti che non mi appartengono descrivendo fotografie d’agenzia.

Ho sempre presente il “pericolo stupidità” del caso Achille Occhetto. Quando andò a New York per la prima volta, l’uomo che distrusse il PCI disse: “Sembrava di essere in un film di Woody Allen”. Guarda caso, uno che appena abbandona Manhattan produce pellicole imbarazzanti.

Ho presente anche i tanti casi di scrittori che passano tre mesi in capanne della Mauritania, in ville veneziane o nelle campagne irlandesi per “scrivere”. Di cosa? Delle scorribande sui colli bolognesi, delle serate balorde con gli ex compagnucci della parrocchietta marchigiana o di rustici eventi del Frusinate.

Io preferisco scrivere nei luoghi stessi di cui parlo, al solo costo di un abbonamento ai mezzi pubblici. Sarà per questo che non mi traducono in diciassette lingue, compreso il lituano e il norvegese Bokmål.

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