Oggi doveva essere la Giornata Internazionale della Donnetta. Non mi spiego altrimenti la presenza ruggente sul mio cammino di molte esponenti del donnettismo aggressivo.

Primo: al supermercato una cassiera scostante e con il tatuaggio che si scioglieva (càpita, dopo una certa età, che le stelle di mare tatuate sul braccio si trasformino in comete) mi ha duramente ripreso perché non le ho mostrato che la borsa in cui dovevo mettere la mia misera spesa era vuota. Capisco la crisi, ma ho davvero l’aspetto di uno ridotto a rubare biscotti scadenti per vivere?

Secondo: tornando a casa, ero fermo al semaforo nella corsia di svolta a sinistra e attendevo si accendesse la freccia verde. Dietro di me una signora su un SUV ha iniziato a tempestarmi di clacsonate, poi ha sporto la testina dal finestrino dandomi del pirla (e in effetti lo sono) perché non mi muovevo. La signora aveva sbagliato corsia, ma mai avrebbe ammesso il suo errore, così, dopo una ventina di manovre, è entrata nella corsia corretta, tagliando la strada a un TIR e facendomi anche le corna con una mano appesantita da bigiotteria pacchiana.

Terzo: arrivo a casa, mi collego a corriere.it e scopro che Ilaria d’Amico ha scritto un romanzo.

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