Sabato, ore 14. Vuoi che non arrivi la telefonata da Libero per commissionare un pezzetto di 2000 battute per Veleno? Infatti è arrivata. Oggetto: il look di Roberto Formigoni.

“In cinquant’anni di nera ho visto di tutto, stragi, stupri, cadaveri smembrati. Ma mai una cosa simile.”

L’anziano cronista che ai primi di aprile accompagnava la polizia durante le perquisizioni a Palazzo Lombardia ricorda: “A un certo punto i poliziotti hanno aperto un armadietto e sono apparse alcune camicie che Roberto Formigoni teneva in ufficio. Una scena allucinante: disegni cachemire, fiori tropicali, accostamenti di colori psichedelici, tutti insieme. Sono svenuto.”

Ma lui, Roberto, continua ad abbigliarsi come se andasse a una festa gitana. E, per restare in tema, cita i Nomadi: “Chi vi credete che noi siam per le camicie che portiam? Come potete giudicar…”

Il Presidente della Regione Lombardia, sotto i riflettori per certe amicizie vacanziere con vicini d’ombrellone poco raccomandabili, si difende e in una intervista esclusiva alla rivista “I Fioretti di San Gaspare” ha dichiarato: “Sono un narcisista, amo le giacche colorate, ma non posso essere processato per questo”. E invece nel suo caso l’unico capo di imputazione è il capo d’abbigliamento.

Perché le camicie di Formigoni fanno male all’economia lombarda. Dopo aver visto la foto del 2011 in cui Roberto vota ai ballottaggi per il sindaco indossando una camicia floreale, diversi operatori nipponici che organizzano shopping tour a Milano hanno cancellato le prenotazioni dicendo: “Se questo è il gusto italiano, meglio i nostri kimono.”

“Dovrebbero ringraziarmi”, si legge ancora nell’intervista a Formigoni. “In Consiglio Regionale regna la noia da quando non c’è più il Trota e la Minetti passa poco. Almeno il mio abbigliamento tira un po’ su il morale. Senza parlare del grande risparmio energetico. Dalla sommità di Palazzo Lombardia abbiamo tolto le costose luci lampeggianti di segnalazione. Basta appendere qualche mia camicia alle finestre dell’ultimo piano e gli aerei stanno lontani anche in caso di nebbia fitta.”

Non tutti sono d’accordo e una nutrita componente di Magistratura Democratica chiede per Formigoni l’interdizione dai pubblici uffici e dal mercato di viale Papiniano, dove pare si procuri le note camicie hawaiane. Senza dimenticare poi i membri più tradizionalisti dei Memores Domini che lo accusano di frivolezza poco evangelica.

“Altra bugia”, controbatte il Governatore lombardo. “Le mie camicie non sono una vanitas, ma una sfida al maligno e alle sue tentazioni.” Come ciò avvenga è presto detto: se il diavolo veste Prada, Formigoni veste male e ogni sua camicia vale quanto un esorcismo.

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