È appena uscito il nuovo disco di Bruce Springsteen dedicato alla crisi che colpisce i lavoratori statunitensi. Springsteen è una persona seria e non si è messo a cavalcare un’onda emotiva: sono anni che sta dalla parte della classe operaia e non solo a parole.

In Italia, colpiti dal gran parlare che signore e signori in Tod’s fanno della miseria, un ragazzotto ha deciso di fare il grande e di scrivere una canzone impegnata. Si tratta di Kekko Silvestre e mi scusi il Boss se accosto il Suo nome a quello dell’ululante frontman dei Modà. Poi Kekko passa il pezzo a tale Emma, idolo e prototipo delle nullafacenti che stazionano da Abercrombie per vedere i commessi seminudi.

La canzone parla della disoccupazione, problema che non tocca né Kekko né  Emma, visto che riescono a coniugare pranzo e cena urlando malamente nei microfoni.

Il testo del brano è esilarante sin dall’inizio: “Ho dato la vita e il sangue per il mio Paese / e mi ritrovo a non tirare a fine mese”. Chi parla? Un ex combattente del fronte greco-albanese? Un donatore AVIS? No, è Emma che pare si rivolga addirittura al Presidente della Repubblica, credendolo un giudice di Amici.

“Se tu hai coscienza guidi e credi nel Paese dimmi cosa devo fare per pagarmi da mangiare”. Il verso vuole essere drammatico, ma cantato dalla florida Emma Marrone risulta credibile come le promesse di Wanna Marchi quando vendeva dimagranti.

Kekko, Emma Marrone, Alessandra Amoroso, Valerio Scanu. Tutti uniti da una stolta arroganza giovanilistica e da una inesistente autonomia. Tutti cantantini la cui data di scadenza sarà più breve di quella delle mozzarelle. Una si crede diva e blinda la sala trucco quando tocca a lei imbellettarsi. L’altra, dimostrando mancanza di spirito, non accetta le ironie di Fiorello e risponde offendendo. E questi vogliono dare lezioni di moralità al Paese?

Signor Kekko  e signorina Marrone, vi prego. Tornate a cantare storielle da tre metri sopra il cielo e lasciate perdere i mali della società.

A proposito, il brano si chiama “Non è l’inferno”. Infatti non era l’inferno, ma qualcosa di peggio: Sanremo.

(Pubblicato su FilmTv nella rubrica Collateral – seconda serie)

MORE: tutta questa patetica farsa precaria di Emma risulta ancora più evanescente quando il personaggino appare invischiato in storie di corna, pseudoballerini, argentine in caduta più rapida dei bond connazionali, moto di lusso e altra paccottiglia che riempie le home page di nobili quotidiani.

AND MORE: Nemmeno il tentativo fatto a sinistra da XL di Repubblica di spacciare tale Vasco Brondi (aka Luci della Centrale Elettrica) come cantore del lavoro precario ha avuto successo. Però queste piccole icone con cui le multinazionali della musica cercano di sfruttare anche la crisi globale hanno un certo patetismo che commuove. Forse sono loro i veri sfruttati dai cattivissimi capitalisti che gli antagonisti continuano a disegnare con cilindro, redingote e dollari che escono dalle tasche.

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