Febbraio 2012, Madonna è la protagonista dello show durante il Super Bowl. Entra seduta su un trono dorato, parte Vogue. Quando si alza traballa, si attacca a due pali poi scende in pista. Quella minima indecisione è quasi un simbolo di ciò che sarebbe successo qualche mese dopo.

Aprile 2012, il nuovo disco di Madonna, atteso, sospirato, concesso goccia a goccia ai giornalisti in presentazioni blindate dove venivano sequestrati i cellulari all’ingresso, dopo il boom di vendite della prima settimana ha un crollo dell’88 per cento. In America piomba dalla prima all’ottava posizione. In Inghilterra alla settima. In Italia è battuto persino da Marco Carta.

Di fronte a questa débacle si sospetta che anche i dati trionfali della prima settimana fossero manipolati. Si scopre l’inghippo: chi comprava i biglietti per il prossimo tour della cantante poteva scaricare gratuitamente il disco che così saliva nella classifica di iTunes. Madonna, regina di Photoshop, ultracinquantenne che compete con la figlia Lourdes, per la prima volta nella sua lunghissima carriera non vende.

Inutile scomodare la pirateria su Internet. La verità è che MDNA è un disco mediocre.

MDNA, titolo ispirato dalle lettere con cui in ebraico si scrive il nome di Madonna, fanatica della Cabala e delle sue teorie numeriche, è una manciata di canzoncine che non lasciano segno. A cominciare dal primo singolo, Give Me All Your Luvin’, brano fastidiosamente giovanilista, pare plagio di Love Banana imbarazzante canzoncina brasiliana. Nel video l’artista, sempre più plastificata, si mescola alle cheerleaders tipiche del tifo statunitense. Ed ecco uno dei motivi del flop.

Madonna è una artista universale che deve pensare e agire in maniera globale. Ricorda con orgoglio le sue origini abruzzesi, aiuta generosamente la regione dopo il terremoto, dice sulle magliette che “gli italiani lo fanno meglio”. Va a vivere a Londra dopo aver sposato un inglese, il regista Guy Ritchie. Comprende astutamente che gli USA si stanno latinizzando e incide in spagnolo. Quando nel 1998 passò dalla provocazione sessuale di Erotica all’amore universale della new age con il suo disco migliore, Ray of Light, vendette venti milioni di copie.

Quando Madonna fa l’americana è come se non venisse compresa dal mondo e fallisce. La svolta provincialotta in stile cowboy di Music fu un primo segno. Peggio andò nel 2003 con American Life, timido approccio all’impegno pacifista in piena era Bush, rimasto al palo dei sei milioni e mezzo di copie vendute. Nel 2006 nuova svolta mondialista con Confessions on a Dance Floor, il recupero della disco music e l’allusione agli ABBA, due fenomeni musicali globali, ed ecco che si rivola alti con oltre quattordici milioni di dischi venduti. Con le ragazze pon-pon e l’inglese americanizzato dalla grafia scorretta di MDNA, l’artista torna a parlare ai vicini di casa e non tutti la seguono.

Si deve poi aggiungere la diffidenza verso una che non vuole invecchiare. Invece di accettare la sua età e iniziare una fase meditativa, dedicandosi a ballate con la chitarra che canterebbe meglio di Carla Bruni (cosa che chiunque potrebbe fare), Madonna si presenta scosciata su Hard Candy, il penultimo cd punito con solo quattro milioni di copie vendute, continua a sfornare zum-pa zum-pa adolescenziali, indegni della peggiore dance rumena, come Celebration e Revolver. In cerca di perenne giovinezza, la cantante lascia la vecchia casa discografica ed entra a far parte della Interscope, una etichetta specializzata in rapper, con due delle quali, Nicki Minaj e M.I.A., lei stessa collabora in uno mutuo cannibalismo: io vi do la mia fama, voi mi date la vostra freschezza.

Però il vero motivo del flop di MDNA è la fretta con cui è stato realizzato. Fra collezioni di moda per H&M, lanci di profumi come il recente Truth or Dare? nel cui spot si rimette la mascherina sadomaso, aperture di palestre, regie di film da dimenticare su aristocratici inglesi, Madonna sarà passata in sala d’incisione nei ritagli di tempo. I veri fan, che a un’artista come lei hanno dato tutto e da cui vogliono tutto, non si accontentano di una ispirazione ritagliata. E guardano altrove. Lady Gaga è lì che li aspetta, mentre sogna un cheeseburger.

(Pubblicato sul numero 17 di Oggi)

Advertisements