Qualche mese fa vidi sul New Yorker una vignetta molto divertente del celebre umorista di origine ebraica Hyzahac K. Schwindl. Tra nubi, fulmini e folate di vento c’era Mosè in cima al Sinai davanti alle Tavole della Legge ancora intatte. Nelle mani il condottiero aveva il martello e lo scalpello e teneva tra spalla e guancia un cellulare. Nel fumetto si leggeva: “Io sono…?? Non capisco… c’è la linea disturbata e troppo vento… (swooooshhh) Prova a spostarti… Io sono cosa??”

Tutto finto.

Non compro mai il New Yorker perché è carissimo e poco mi interessa leggere di persone che già fuori Manhattan nessuno conosce. Hyzaac K. Schwindl non esiste, anzi Schwindl in yiddish significa truffa. E la vignetta me la sono inventata io.

Però questa bufala mi serviva per dimostrare una cosa. Davanti a una simile vignetta ci sarebbe sicuramente stato qualche bel vescovo tutto pizzi, trine e lacrime pronto a condannare la distruzione dei valori morali eccetera.

Perché i papaveri ecclesiastici sono così. Sempre davanti alla televisione a caccia di nudità e presunte blasfemie, sempre ansiosi di una ospitata in qualche talk show. E mai una parola contro megere che si dicono in diretto contatto con la Vergine (ne ho una che fa buoni affari a meno di 500 metri da casa), disoccupati che si inventano il lavoro di stigmatizzato mediatico, capisetta che adattano ad personam il Vangelo.

Chissà cosa potrebbero pensare questi vescovi se, rinunciando per un attimo ai reality show, avessero la voglia di leggere Io sono, il libro di Dario E. Baudini appena uscito per excelsior1881.

Magari potrebbero dire che l’operazione di Baudini è sacrilega. Pensate: un autore televisivo che in una notte insonne viene contattato su Facebook dal Creatore in persona. Cose così capitano una sola volta ogni diecimila anni anche perché Lui non ama perdere tempo in chiacchiere e quando vede qualcosa che non va ricorre a mezzi più sbrigativi: diluvi, piogge di fuoco…

Se Lui si è deciso a ricontattare qualcuno dopo Mosè significa che c’era un motivo valido e questo motivo è la riscrittura dei suoi Comandamenti. Anzi, non chiamateli così! Ogni volta che Baudini prova a farlo in questa lunga chattata viene redarguito. «Io non do comandamenti, se mai consigli, ma neanche, direi pareri, se mai esempi, ma comandamenti no!» specifica Lui.

E per una notte intera via a riesaminare uno per uno i dieci “consigli”. Cosa utilissima, visto che dai tempi di Mosè sono cambiate parecchie cose sulla Terra.

Capiterà anche di non trovarsi d’accordo con qualche punto di questa revisione che Baudini fa delle Tavole della Legge. Capiterà anche di aver voglia di alzarsi e andare ad abbracciare l’autore. Quello che non capiterà mai è trovare un solo accenno sacrilego o blasfemo. Baudini sa perfettamente di cosa sta parlando, conosce profondamente il materiale di partenza e per questo lo rielabora senza cadere nei facili tranelli dell’ironia da adolescenti, quelli che fanno coincidere la religione solo con il catechismo e con certe noiose ore scolastiche.

Dario porta a termine un lavoro utilissimo. Un lavoro che avrebbero dovuto fare magari quegli alti prelati in crinoline, tra un anatema antitelevisivo e l’altro. Sono certo che questi addobbati signori, invitati a elencare i Dieci Comandamenti, ne salterebbero di sicuro uno. Come facciamo tutti quando ci chiedono chi erano i Sette Nani.

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