Iniziano i problemi: l’estate si avvicina. Ho dato il solito sguardo dentro l’armadio e ho dovuto affrontare la realtà. Quasi tutte le mie magliette preferite (nere e accollate) sono ormai stinte. Serve una sostituzione. Ho già cominciato un giro di ispezione nei negozi che uniscono fighetteria e risparmio, i risultati però sono stati allarmanti.

Solo magliette colorate, con scollature a V ombelicali e disegni irritanti. Perché propongono magliette con stampate le copertine dei Sex Pistols ad adolescenti che nemmeno ricordano gli Oasis?

Ma, soprattutto, perché dovrei accodarmi all’uso diffuso di indossare magliette con profondo scollo a V e poi avvolgermi intorno al collo sciarpone lunghe otto metri?

Guardo le vetrine e mi deprimo. A iniziare da febbraio vendono solo pantaloni al ginocchio in fantasie scozzesi con una serie di tentacoli e nastri penzolanti. E persiste da qualche anno l’immenso orrore del pantalone rivoltato con scarpa classica portata senza calze o calzino arrotolato.

Un esercito di cretini ha accolto con urletti questa proposta abominevole. “È l’ultima möööda!”. No, tesorini. È la riproposizione dello stile El Tugnèla.

Eccolo qui, il Tognella, piccolo e poco furbo metalmeccanico lombardo di epoca pre-Landini, personaggio interpretato per tanti anni da Armando Russo (1938-2005) e al quale pare si sia ispirato Altan per creare Cipputi.

Mi ricordo che alla legnanese Antenna 3 Lombardia il Tognella si presentava in scena così: pantaloni della tuta rivoltati, calzino cadente e scarpa pesante da lavoro.

Ripenso al Tognella ogni volta che vedo uno di quei fashion victim del Veneto profondo che vengono a Milano per stazionare al bar di Marc Jacobs e che, magari alti 150 centimetri, si ostinano a trascinare enormi borsoni a mano da pensionata che va al mercato.

Ho provato a chiedere il perché di questo comportamento a uno di loro. Mi ha risposto che io non capisco niente di moda. E in fondo è anche vero. Ho voluto però insistere: “Quello che in realtà non capisco è perché consideri moda il copiare pedissequamente quello che vedi nelle vetrine…”. Silenzio. Il tizio aveva assunto un’espressione da pesce rosso alla terza sillaba di pedissequamente.

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