Dovrebbe essere nota la mia insofferenza per i discorsi triti sui poveri giovani che vanno a cercare lavoro all’estero. Immaginate quindi come avrò reagito oggi vedendo questo gioiellino sul solito Solferino28.

Cameriere in Australia nonostante la laurea in Bocconi. Intanto, prendere una laurea in Bocconi non significa essere automaticamente un genio. Si può uscire dal costosissimo ateneo milanese anche dopo una frequentazione svogliata, con una votazione bassissima e una tesi stupidella. Inoltre Milano è piena di ristoranti e bar che cercano camerieri. Certo servire al tavolo alla Bovisa non è altrettanto cool quanto farlo in Australia. Soprattutto non ti garantisce quell’attimo di patetismo patinato tipico di Solferino28. Non chiediamoci chi avrà pagato il biglietto per l’Australia. Il ragazzo sarà un altro Andrea De Carlo, lo scrittore che, appena laureato, viaggiò in Australia con la sponsorizzazione del papà?

Qualche settimana fa ho incontrato casualmente un mio giovane cugino che non vedevo da tempo. Cosa fa? Dopo una laurea breve, pur avendo un minimo impiego, anche lui ha preso la grande decisione: “Me ne vado a lavorare a Londra. Mi ospita una mia amica. Così imparo l’inglese”.

Meglio, ho pensato, un posto libero in più in metropolitana. Beata innocenza. Davvero il ragazzo pensa di imparare una lingua stando in casa di una conterranea magari in un quartiere pieno di pakistani? Ma forse si fa così. Si sta quindici giorni in un ostello londinese e si torna a casa con la favella di Margaret Thatcher. E io, sciocco, che da quarant’anni mi ostino ad approfondire ogni giorno la lingua d’Albione.

Ho il sospetto che nessuno nella City penserà mai di assumere mio cugino come avvocato, anche dopo che avrà appreso l’inglese in quindici giorni. Quindi la strada sarà una sola: cameriere in un ristorante italiano. Se gli andrà bene si troverà al tavolo il redattore di Solferino28 e io vedrò mio cugino in home page su corriere.it.

O farà come un’altra mia conoscente. Partita per Londra senza arte né parte, ha lavoricchiato qualche mese, quanto è bastato per godere ora del sussidio di disoccupazione. Quando passa in Italia a trovare la nonna non manca di scagliarsi contro i nostri politici lazzaroni che rubano lo stipendio senza fare nulla invece di aiutare i giovani (categoria di cui lei non fa più parte da un po’).

Alla base di tutto c’è una grande ignoranza. Come definire, se non ignorante, la figlia di conoscenti appena tornata da un Erasmus ad alta gradazione alcolica a Madrid che sputa ora su tutto ciò che è italico ed è decisa a trasferirsi in Spagna convinta che lì ci si diverte di più, si trova lavoro e casa più facilmente che da noi? In tutti questi mesi iberici la ragazza non ha mai avuto il tempo di leggere un solo giornale per accorgersi che il tanto amato Zapatero si è lasciato alle spalle 5 milioni di disoccupati? No. La signorina è convinta che in Spagna aspettino solo lei per offrirle lavori riccamente pagati.

E il mio stesso cuginetto che gira con iPad e iPhone non ha mai pensato di usarli per abbonarsi all’edizione inglese del free-press Metro? È gratuito. Basta un’occhiata ai titoli per capire che forse è meglio stare alla larga dalla Gran Bretagna. Scandali di medici generici che continuano a tenere tra i clienti migliaia di defunti per rubare soldi al servizio sanitario, indignazione verso i ricchi che non pagano le tasse (“i multimilionari dichiarano meno delle loro domestiche”), gente disperata perché quest’anno i mutui per la casa aumenteranno in media di 630 sterline, disoccupati come nemmeno ai tempi degli Wham!.

Dimenticavo… mio cugino non può aver letto questi titoli. Lui va a Londra per imparare la lingua.

Stesso scenario di pensionati disperati e misera incombente anche in Francia, come si sente nei reportage dalle piazze parigine in cui si esibiscono i candidati presidenziali.

Eppure sono tutti lì a piangersi addosso, pronti a partire come piccoli emigranti di lusso. Credo che l’equivoco nasca da una carenza di informazione. Tutti questi ragazzotti non leggono i giornali e non ascoltano i notiziari nemmeno in italiano. Al massimo vedono MTV con il suo carico di menzogne.

NOTA: Darlene mi consiglia “la lettura del saggio C’è del marcio in Inghilterra della giornalista italiana naturalizzata inglese Gaia Servadio. Vi si descrive il Regno d’Albione come un Paese in pieno declino, dove la qualità di molti servizi (su tutti, sanità e scuola pubblica) è nettamente inferiore rispetto a quella italiana (o almeno a quella di alcune zone d’Italia)”. Accolgo il consiglio e lo giro anche a voi.

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