C’è una ragione se ho impostato come lingua del blog l’inglese pur scrivendo in italiano. Perché in questo modo, quando entro nel sito di WordPress, non vedo gli estratti dai blog italici e non mi devo cospargere di talco mentolato per contrastare l’orticaria.

La pagina dei blog americani è un bouquet variato e fantasioso. Dai giochi ai dolci, dalle riflessioni sulla lingua alla descrizione degli alberi.

La pagina italiana è tutta fatta da aspiranti giornalisti politici mossi dal più bieco moralismo. Il più originale tra loro copia Grillo, immaginate quindi quello meno propositivo. La chiamano giustamente “antipolitica” perché è l’antitesi della politica. Chiacchiere sgrammaticate, alti lai sulla scarsità di democrazia, satira zoppicante. Noia. Cocktail micidiale di noia: una parte di Che Guevara, una parte di Vendola, una parte di Bar Sport e il mio Carciofone è pronto.

La tendenza panpoliticizzante italiana tocca e corrompe anche il settore della musica elettronica.

C’è una ragione se su ultravoid.net non inserisco mai pezzi di musicisti elettronici italiani. Perché non ne trovo di puri. Dai Paesi baltici e persino dalla Grecia arriva un uso dell’elettronica cristallino, sognante, ipnotico, nevoso. Invece gli italiani, anche quando sono alle prese con sequele di pernacchi elettrici, devono puzzare come un barbuto cantautore di quarant’anni fa, darsi un nome da presunta società civile e porsi contro tutto e tutti. Finché non arriva il contratto dalla multinazionale, si intende.

Quando poi ci spostiamo dall’ambito plugged a quello unplugged le cose peggiorano. L’ultimo, fugace orgasmo indie nostrano, tale Il Veleno del Popolo si presenta così: “nasce tra mozziconi di sigaretta ancora fumanti e dall’inchiostro dei quotidiani, tra rabbia e decibel. Rock ‘n’ roll, folk, blues e attitudine low-fi nella triade essenziale di chitarra, batteria e voce, dove musica e testi si imbrattano di storie di ordinaria intossicazione quotidiana”.

Giusto per essere coerente, questo trio di duri e puri suonerà in un festival very fighetto durante il Salone del Mobile milanese. Che a me piace, ma per il loro circuito centrosocialitario deve essere una “immonda mercificazione della creatività decisamente da boicottare”.

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